sabato 20 febbraio 2016

L'avvicinamento allo sci di fondo

Ph.: Paolo Taveggia
Spesso mi chiedono: "ma non è faticoso?".
Faccio fatica a rispondere. Una domanda posta così denota una connotazione negativa della fatica, qualcosa di spregevole, da evitare. Eppure forse è proprio il fatto che a volte si fatica a rendere questo sport affascinante. La fatica stimola il corpo e la mente a riflettere sui limiti, aiuta a scaricare le tensioni, converte le emozioni in movimento. E poi potenzialmente meglio scii e meno fatichi. Quindi arrivi a un punto in cui la fatica è qualcosa da ricercare col ritmo, e il ritmo è musica...cosa c'è di brutto in tutto questo? Bisogna solo provare e far comunicare il corpo e la mente...

Ph.: Linda Grossi

Il punto è che praticare sci di fondo non deve essere prerogativa degli agonisti o aspiranti tali. Lo sci di fondo è prima di tutto un mezzo di locomozione
Muoversi sulla neve, scivolando, è un'esperienza che ha risvolti estetici ed emozionali fortissimi. E' commutare la nostra energia in movimento e per farlo abbiamo bisogno di una tecnica, di uno stimolo e dell'energia stessa. 

La tecnica si impara con l'esercizio, con i tentativi, con gli insegnamenti di un maestro, che con pazienza indirizza l'aspirante sciatore verso il movimento ideale.
Lo stimolo è l'aspetto più soggettivo: può essere il desiderio di spostarsi, il desiderio di sentire il controllo del proprio corpo, la necessità di raggiungere un luogo, la voglia di sfidare sé stessi o gli altri, il semplice divertimento.
L'energia non è intesa solo come allenamento o forza. L'allenamento e la forza sono delle componenti fondamentali dell'energia, ma non la completano. L'energia è data anche dal livello di determinazione, dalla quantità di spirito di sacrificio che siamo disposti a mettere in gioco. Quando la forza o l'allenamento scarseggiano sono questi ultimi due elementi a sostenere l'energia. Non dobbiamo mai dimenticarlo, poiché è l'energia stessa che ci rende vitali, insieme all'anima!

L'avvicinarsi allo sci di fondo è differente per ogni persona: le esperienze maturate durante la vita non fanno altro che mettere gli schemi motori in vari cassetti della nostra mente, il problema è ritrovare i cassetti giusti! ...il cassetto dello schema del pattinaggio, il cassetto della sensazione di cadere all'indietro, il cassetto di quando si provava ad andare in bicicletta senza rotelle per la prima volta... Infatti le esperienze rilevanti non sono solo quelle legate allo scivolamento, ma possono provenire da sensazioni molteplici e assai varie.
Con l'aiuto di un maestro, il cervello è guidato alla ricerca del cassetto giusto e inserisce in nuovi cassetti nuovi schemi e nuove sensazioni. In questa fase è importante venire bombardati da esperienze e sensazioni positive. La caduta, che non solo è probabile ma addirittura auspicabile, non è necessariamente un'esperienza negativa, anzi! La caduta ci aiuta a ricordare che controllare il nostro corpo e ciò che ci circonda non è affatto semplice e scontato: a volte ciò abbatte moralmente, a volte ci stimola a migliorare, comprendendo l'errore. Dobbiamo quindi guidare la nostra energia facendo prevalere la determinazione.
Ph.: Linda Grossi

Questi piccoli consigli riguardano più la mente che il corpo: sono fortemente convinto che nelle prime fasi di apprendimento la prima sia molto più rilevante del secondo. 
Ci vorrà poi pazienza: ci mette in relazione col fattore tempo e ci segnala quanta energia ci rimane nel serbatoio. Con la determinazione e la pazienza possiamo permetterci di non avere forza e allenamento.

Non dobbiamo poi dimenticarci che fare sci di fondo vuol dire relazionarsi con la Natura, in tutto il suo splendore e in tutta la sua potenza. Su di lei danziamo scivolando, immersi nella bellezza.

Quindi che aspettate? E' ora di prendere l'attrezzatura da fondo e qualche lezione col maestro, per vivere nuove emozionanti esperienze!






Ph.: Linda Grossi

Ph.: Linda Grossi

Ph.: Linda Grossi

Ph.: Linda Grossi
Ph.: Paolo Taveggia


martedì 15 settembre 2015

Traversata Vioz - Cevedale

Lungi da me scrivere una relazione alpinistica della traversata, mi limiterò a pubblicare qualche foto.
Si tratta di una "classica" dell'alpinismo nostrano, affrontata in questo caso da me, papà Alberto e la fedele Maia con una "piccola variante"...partenza e arrivo da Malga Saline (2089 m).

Salita in fuoristrada fino alla malga e partenza alle 5.30 del mattino, giornata limpida con una spiccata inversione termica, favoloso!
Passo Cercen da Malga Saline alla partenza

Salendo...e guardando verso le Dolomiti di Brenta...

L'orgoglio della Val di Peio, l'arrivo di Peio 3000, nel Parco Nazionale dello Stelvio...vabbè

Salendo dal sentiero 105 raggiungiamo in circa 2 ore e mezza la vetta del Monte Vioz (3645 m), scendiamo verso nord sul ghiacciaio dei Forni fino al Passo della Vedretta Rossa e risaliamo al Palon de la Mare (3703 m).

Dal Vioz guardando verso Punta San Matteo e Pizzo Tresero. In lontananza il massiccio del Bernina


Dal Palon de la Mare guardando verso Vioz e Linke. In secondo piano Presanella, Carè Alto e Adamello

Careser

Questo dovrebbe essere l'orgoglio della Val di Peio, visto che per metà queste cime si affacciano sui nostri paesi...qualcuno avvisi i paesani!

domenica 16 agosto 2015

Vallumbrina e Passo della Sforzellina

In questo post vi voglio descrivere un luogo veramente selvaggio, tra i meno frequentati del Parco Nazionale dello Stelvio ma non per questo carente di fascino, anzi! Parlo della Vallumbrina, apice della Val del Monte, una delle due diramazioni della Val di Peio. 
In questa valletta ogni passo è una meta, quindi non preoccupatevi se non riuscirete a salire fino al Passo della Sforzellina, valico che unisce Trentino e Lombardia, non rimarrete comunque delusi! 
Si lascia l'automobile al parcheggio in località Fontanino, a 1670 metri di quota (ho parlato di questo luogo in un precedente post), dove è possibile subito assaggiare un po' di fresca acqua ferruginosa...non tutti vanno matti del suo sapore, ma i suoi benefici sono conosciuti da secoli. Si sale dal comodo sentiero n.110 in destra orografica che in breve tempo raggiunge il bordo del Lago Pian Palù (1800 m), bacino artificiale dalla capienza di oltre 15 milioni di metri cubi d'acqua. La diga raccoglie i torrenti che vivaci scendono dalle vallette sospese di Comiciolo, Montozzo, Valpiana e Vallumbrina. Poco sopra il muro della diga, nei pressi della Malga di Celentino, il sentiero 110 scende leggermente per poi proseguire sostanzialmente in piano per tutta la lunghezza del lago, circa 2 chilometri. Quando il bacino è di un livello sufficientemente alto, i boschi si rispecchiano nell'acqua color smeraldo producendo un effetto mozzafiato. 
Lago Pian Palù

Raggiunta la Malga Palù, recentemente ristrutturata dopo essere stata danneggiata da una slavina, si mantiene la destra orografica evitando quindi il ponte di legno sul torrente Noce. Da questo punto il sentiero si fa più tortuoso e meno visibile, ma risulta essere piacevole proprio per questa caratteristica: inerpicandosi tra larici, cembri e radure ancora mantenute dall'alpeggio delle vacche "asciutte" che passano qui l'estate, nemmeno ci si rende conto di guadagnare quota e in un'oretta, improvvisamente ci si affaccia su un grazioso laghetto (2237 m).
Laghetti

Piz Giumella e San Matteo dal laghetto

Siamo all'imbocco della Vallumbrina, ai piedi della Punta di Ercavallo (3068 m). Di fronte, dall'altra parte della valle, dominano la Punta San Matteo (3678 m) e il Piz Giumella (3594 m). A circa due ore dal Fontanino, per i meno allenati già questa può essere un'ottima meta! E' inoltrandosi nella valle che si apprezza veramente la natura selvaggia delle praterie d'alta quota. Da qui in poi bisogna definitivamente affidarsi esclusivamente ai segni convenzionali bianchi e rossi pitturati sulle rocce. 
A sinistra ripidi ghiaioni, amatissimi dai camosci, scendono dalla cresta Ercavallo - Corno dei Tre Signori, mentre sulla nostra destra la prateria si alza fino a sfiorare le rocce del Monte di Villacorna. Quando il torrente da impetuoso diventa calmo e liscio, nella piana ricoperta di genziane, si attraversa la passerella per portarci in sinistra orografica. Imboccando a destra il sentiero 141B si arriva in Valpiana, a sinistra si sale verso la testata della Vallumbrina.

Passerella sul torrente - sent. 110
Terminato il piano un sentiero a destra porta al laghetto glaciale di Vallumbrina, un'altra possibile meta. Invece proseguendo dritti e attraversando il torrente il sentiero torna a salire, in mezzo a una moltitudine di coloratissimi fiori d'alta quota e circondati dal fischio delle marmotte. Un altro bivio sulla destra ci indica la possibilità di raggiungere il Passo Dosegù e il Bivacco Battaglione Ortles, di cui sicuramente vi parlerò in un altro post. 
Il tratto finale in alta Vallumbrina
Continuando a percorrere la Valletta i segna-sentiero iniziano a farsi più rari e gli ometti in pietra aiutano nell'individuazione del percorso ideale. Superato anche l'ultimo tratto in piano, proprio sotto l'imponente Corno dei Tre Signori (3360 m), la prateria lascia lo spazio alle pietraie, agli sfasciumi scaricati dal pendio e al nevaio (da cui nasce il Torrente Noce!). Questo ultimo tratto è consigliato solo ad escursionisti esperti! Si tratta di un'ultima ora di cammino su tratti di neve, ghiaioni, macereti e roccette. Non sempre il sentiero è ben individuabile e in base alla stagione e alla presenza di neve sta all'escursionista valutare dove passare. Si superano i reticolati di filo spinato e si raggiunge il Passo della Sforzellina a una quota di 3005 metri. La vista è stupefacente: di fronte troviamo il Passo Gavia e la Valfurva, alla destra il Pizzo Tresero e il San Matteo, a sinistra il Corno dei Tre Signori.

Passo della Sforzellina. Alle spalle il Corno dei Tre Signori

Vallumbrina vista dal Passo della Sforzellina

Questo valico è stato una fondamentale via d'accesso alla Val di Peio durante i secoli e durante il primo conflitto mondiale un confine temuto da entrambe le parti. Ora non sembrerebbe nemmeno possibile scendere al Gavia ma sicuramente una mutata morfologia del territorio ha modificato l'accessibilità con lo scorrere del tempo. 
Passo Gavia

Tresero, Dosegù, San Matteo

San Matteo da una postazione di artiglieria. Più amore meno guerra!

Nel ritorno procedere con attenzione nel primo tratto. Tornando verso il Palù sarà più facile scorgere dall'alto alcuni segni della secolare presenza dell'uomo: ruderi di piccole baite, paramassi, recinti di pietra. Dall'alto è mozzafiato anche la vista su tutta l'alta Val del Monte.

Gli oltre 1300 metri di dislivello distribuiti su oltre 7 km (ricordiamoci che bisogna tornare indietro!) ne fanno nella sua interezza un itinerario lungo oltre che impegnativo. Ma come ho già scritto non importa dove si arriva, la Vallumbrina è tutta splendida!





Corno dei Tre Signori dal Bivacco Battaglione Monte Ortles

Corno dei Tre Signori

Vallumbrina valle d'acqua



ATTENZIONE!! Alcune vecchie mappe non indicano l'attuale sentiero CAI-SAT n. 110, ma il vecchio percorso che da Malga Paudei andava direttamente in Vallumbrina. Questo sentiero non esiste più da un paio di anni e non è percorribile. Come alternativa da Malga Paludei alla Vallumbrina è stato aperto il nuovo 141A che passa dalla Val Piana.
Il più diretto è comunque il n. 110, (sulle mappe Kompass indicato con una linea puntinata).